Spesa da record in Puglia, la tavola ha un gusto amaro - La Gazzetta del Mezzogiorno

2022-07-02 06:30:01 By : Mr. Chris Zhang

BARI - In testa alla classifica dei rincari c’è l’olio con un +37,1% rispetto all’anno scorso. Medaglia d’argento, seppur in negativo, per pane e pasta, alimenti cardine della dieta mediterranea: +24,2%. A seguire la carne rossa e bianca (+16,6%), i legumi (+12,4%), gli ortaggi e le verdure (+12,2%), il pesce (+12%), i salumi (+9,2%), i formaggi (+7,2%). L’unica voce in controtendenza è quella relativa alla frutta fresca: -2,5%. Merito delle arance che costano il 77,6% in meno rispetto a 12 mesi fa e delle fragole (stipate a casse sui banchi dei mercati rionali come pure sugli scaffali dei supermercati) che sono scese del 2,5%. A fare da contraltare (con un +48,1%) i meloni gialli, le pere (+30,7%) e le prugne (20,4%). Per apparecchiare il pranzo e la cena, a maggio 2022 le famiglie pugliesi hanno speso fra i 100 e i 150 euro in più rispetto a maggio 2021. I dati sono forniti dall’Istituto pugliese per il consumo in base alle rilevazioni effettuate dalle associazioni dei consumatori su 32 punti vendita di 10 marchi diversi presenti nella regione.

Gli incrementi da capogiro riguardano l’olio di semi di girasole (+97,5%), l’olio di semi vari (+87,3%), l’olio di mais (+58,6%), mentre l’«oro verde» extravergine Evo è cresciuto del 14%. La sogliola, di questi tempi, è un pesce per ricchi (+24,8%) al pari del tonno rosso apprezzato soprattutto crudo negli antipasti oppure nei roll del sushi fatto in casa (18,7%). Sarebbe preferibile allora mettere in tavola il merluzzo (-0,7%) oppure le acciughe (-0,3%), pesce azzurro sottovalutato seppur ricco di Omega 3, pescato nei nostri mari e non d’importazione, con il difetto però di avere troppe spine e un prezzo che scoraggia i pescivendoli a vendere il prodotto già sfilettato e pronto a finire in padella. Alla portata dei portafogli è pure lo sgombro che costa soltanto 6,75 euro al chilo (il 10% in meno dello stesso mese dell’anno scorso).

Sconvolgente pure la bilancia del pane (la pagnotta di grano duro è passata da 2,59 euro a 3,41 euro al chilo) e quella della pasta (da 1,07 a 1,40 euro al chilo). Eppure in Puglia, il granaio d’Italia, non è ipotizzabile rinunciare alle orecchiette al pomodoro (i ciliegino o pachino sono rincarati dell’11,5%, i San Marzano del 15,3%, quelli da insalata addirittura del 47,2%) o al ragù. Il capitolo delle carni merita allora di essere analizzato voce per voce: +23,7% per le ali di pollo, +26,5% per le cosce, +32,7% per il filetto; +35,4% per le cosce di tacchino; +17,7% per le bistecche di manzo; +11,3% per le fettine di cavallo. E che dire dei piselli? Il prezzo medio di vendita è passato da 2,93 euro a 3,44 euro al chilo. Ma in generale tutti i legumi registrano aumenti, anche se il costo di partenza è comunque più contenuto rispetto ai fagiolini (+24% in un anno), o ai broccoli (+35,7%).

Persino le mozzarelle - un prodotto a chilometro zero, dal momento che la Puglia è disseminata di caseifici stellati che esportano la pasta filata in tutta Italia e all’estero - costano il 6,8% in più (quelle di bufala il 7,3% in più). Meglio quindi una bella coppa di patate fritte o servite fredde in insalata? Mica tanto: +18,9%, ma spiccioli se il paragone è con la zucca (+60,7%), con le melanzane (+26,9%) o con le zucchine (+24,8%). È pur vero che il rispetto della stagionalità nell’agroalimentare è ormai fuorimoda. Con le produzioni in serra, in pochi ricordano che i peperoni crescono in estate, al pari delle angurie (+25,7% a maggio) e delle albicocche (+28,5% a confronto del 2021). A patto che frutta e verdura, fra qualche mese, diventino maggiormente abbordabili.

Cosa fare? Il volantino con le offerte è la bussola che guida il consumatore nel viaggio alla ricerca del risparmio. Non è un caso che i discount spuntino come funghi, facendosi concorrenza sui prodotti che riportano il marchio della catena di cui il negozio fa parte. Tante volte, ad esempio, pur non riproducendone il nome commerciale, i prodotti risultano appartenere alle stesse aziende più famose che li vendono e pubblicizzano altrove, e che fungono da fornitori per la catena dei discount. Queste situazioni nascono da precise strategie aziendali volte a diversificare la commercializzazione, seguendo diversi canali di vendita e un diverso posizionamento sul mercato. Così accade che i consumatori si trasformino in detective dei prezzi, osservatori delle strategie adottate dalla grande distruzione: il viaggio fra i vari «Iper» è la nuova strategia di sopravvivenza urbana. I rincari sono trainati dall’energia, i cui costi galoppano, dice l’Istat. L’Istituto nazionale di statistica fa un’analisi da brividi. L’inflazione accelera e pesa sempre di più sulle tasche degli italiani. A maggio, rileva l’Istat, i prezzi del cosiddetto «carrello della spesa» (il paniere di beni alimentari e della cura della casa e della persona) sono saliti a un tasso che non si vedeva da 36 anni. Se l’inflazione nel mese appena finito si è assestata a +6,9%, i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono cresciuti del 6,7%, dal +5,7% di aprile. Dall’Istat arriva in compenso un contentino sul Pil: nel primo trimestre è salito anche se di poco (0,1%). Una tenuta che consola poco le famiglie a reddito medio-basso alle prese con rincari senza precedenti dal 1986. È perciò l’aumento dei prezzi dell’energia, aggravato dalla guerra in Ucraina, a trainare l’accelerata. E le conseguenze si propagano agli altri comparti merceologici, i cui accresciuti costi di produzione si riverberano sulla fase finale della commercializzazione. In soldoni: accelerano i prezzi al consumo di quasi tutte le altre tipologie di prodotto, con gli alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del carrello della spesa che si porta a +6,7%. Corrono infine i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,8% a +6,7%) che includono, oltre ai generi alimentari, le bevande alcoliche e analcoliche, i tabacchi, le spese per l’affitto, i beni non durevoli per la casa, i servizi per la pulizia e manutenzione della casa, i carburanti, i trasporti urbani, i giornali e i periodici, i servizi di ristorazione, le spese di assistenza.

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